Oggi ho mandato una mail di istruzioni sull’uso essenziale del blog a Maria. La mail era abbastanza dettagliata, sebbene non estremamente.
Vediamo che succede adesso.
Veri Alpinisti
Oggi ho mandato una mail di istruzioni sull’uso essenziale del blog a Maria. La mail era abbastanza dettagliata, sebbene non estremamente.
Vediamo che succede adesso.
questa la scrivo tutta in prima persona.
Dopo 5 tiri di via ero uno straccio, mi è venuta l’agitazione e mi cacavo sotto per un IV+. Abbiamo rinunciato allo spigolo marimonti per questo.
E si che avevo fatto la normale al cinquantenario con gli scarponi senza problemi (bella esperienza, sia i tiri di terzo da primo che quello di IV da secondo, delicato, ma che mi ha fatto capire una cosa enorme: non senti niente con gli scarponi, MA ANCHE QUELLI TENGONO L’IRA DIDDIO.
Va beh, sono una sega.
Mi do al golf.
Andatevene tutti affanculo.
PS era tutto spittato, non c’era niente di alpinistico, ci siamo portati i soliti giga di roba e abbiamo messo in tutto un cordino.
La cosa migliore è stato l’arrivare venerdì, gustare un tramonto meraviglioso preparando la pasta fuori, mangiare e chiacchierare col rifugista e Luiggino (dentro), andare a dormire nella seta nel rifugio.
Deserto.
5kg di Alpinist sono oggi arrivati a casa di straminchia.
Bellissimo il disclaimer del numero 0:
Don’t do it. Look at the pictures between these covers, read the stories. Look in Leo’s eyes. Don’t be a fool. This shit kills people, takes friends, steals parents, seduces children. Maybe you won’t die climbing, but you might. We suggest golf.
Piu’ sintetico quello del numero 1, ma altrettanto efficace:
Climbing is dangerous ! You might be killed ! Better no do it ! Just read us instead !
Straminchia poi nota delle incredibili somiglianze tra alcuni suoi compari e i personaggi raffigurati nelle riviste. Giudicate voi:
Maria alla fine del corso di ghiaccio ?:

E infine due vignette: la prima non sto manco a scrivere chi mi ricorda.
La seconda invece rappresenta tutti noi quando andiamo ad arrampicare. Fantastica.
Così la piantiamo di dimenticarci roba. A meno che non ci dimentichiamo di leggere il vademecum. Chissà che non serva a qualcuno d’altro.
PRIMA DI TUTTO: invece di inserire le cose nello zaino mano a mano che le prepari, prepara tutto su uno spazio grande (tipo, il letto, o il pavimento).
Quindi potrai farti una idea migliore del cosa mettere dove.
Viceversa c’è il rischio che ti finisca in mano una cosa che avrebbe dovuto essere, per esempio, sotto, o al centro. E allora ti tocca o vuotare lo zaino per metterla al suo posto, o per evitare lo sbattimento metterla da un’altra parte, salvo che poi non ti ricordi dove sta, oppure ti viene in mezzo alle palle mentre ne cerchi un’altra.
La cosa ripetuta per N oggetti rende dello zaino un macello.
Altra cosa. Fai la spesa alimentare in tempo, e coordinati coi tuoi compagni su cosa portare per evitare doppioni, o peggio, fraintendimenti.
Va beh, è una sera talmente sfigata che posso addirittura fare questo mestieraccio controvoglia. Regalatemi un monitor che non bruci gli occhi dopo otto secondi e vi scrivo tutto io.
Comunque,
Straminchia e Anal partono alla volta del Vittorio Emanuele secondo, tirano in maniera significativa anche se non da skyrunning e totalizzano un buon tempo, due ore per quasi 800 metri di dislivello, che di per se non è niente di notevole, anzi, ma con gli zaini pesanti (c’era anche il cibo per due giorni e il materiale per cucinarli, oltre a tutto il resto) e la neve molle diventa un traguardo accettabile.
La cosa ci ha permesso di fare la strada in macchina con calma e tuttavia di avere il tempo di pensare al giorno seguente. Lettura delle relazioni, delle cartine, traccia dell’itinerario. Straminchia si accorge dell’utilità di fare lo schizzo di rotta (non lo riconoscerà mai, ma è così), anal denota ancora una volta di quanto sia impedito a farlo, ma la perseveranza aiuta e prima o poi scriverò un libro sulla biologia marina, statene certi.
Andiamo fuori a provare i primi metri di schizzo di rotta e vedere l’avvicinamento al ghiacciaio, salvo che non si vede quasi niente dai 2900 in su (il rifugio è circa a 2700) quindi la pratica della bussola ne risente, eppure riusciamo a cavarne qualcosa. Il giorno dopo il meteo avrebbe dovuto essere favorevole, invece sarebbe stato addirittura peggio.
Per inciso, in due giorni il gran paradiso non l’abbiamo neanche visto.
Alla fine di tutto, al parcheggio, vedremo una imponente e elegante montagna acuminata sorgere limpida e estetica verso est. Stiamo già iniziando a ribollire di rabbia e a ucciderci a vicenda, quando Anal pensa di salvarsi la vita controllando sulla cartina. E per fortuna non era il Gran Paradiso, era la becca di Monciair, 3544mt, che il libro del CAI TCI descrive copiosamente, tra l’altro sottolineandone la bellezza da Pont, dove ci trovavamo.
Ci sono diversi itinerari per raggiungerla e ad Anal ispira parecchio, in primis perché deve essere una delle ennemila vette e ennemila vie misconosciute e misconsiderate per motivi più storici ed editoriali che non di vera bellezza.
Sto divagando.
Dopo aver chiacchierato con una coppia di simpatici francesi, rinominati Franco e Franca (tra parentesi: la erano quasi tutti francesi. Senza esagerare. La gente la salutavo di default con “bonjour”, e ci beccavo. Abbiamo sentito solo qualche voce in italiano, ed era di notte, ed erano bestemmie. Non di anal per una volta. Certo che a far casino son sempre gli italiani, che figuremmerd’).
…dopo aver chiacchierato, prepariamo gli zaini e il necessario per la colazione. Anal si meraviglia di quanto riesca ad essere ordinato.
ho fatto un ripasso di nodi (in particolare il cordino da ghiaccio e il suo utilizzo) a straminchia, la sera prima di partire, altra cosa che mi ha rigonfiato di soddisfazione.
Soprattutto perché è stata un’occasione per prenderlo per il culo.
La colazione porta via un sacco di tempo, soprattutto per la scoperta pratica fatta in quei giorni: a 2700mt l’acqua impiega un casino a bollire. Avremmo dovuto fare il the bollente la sera prima, caricare il thermos di straminchia, visto che ce lo eravamo portati, e ritrovarcelo ancora accettabilmente caldo e soprattutto già pronto la mattina seguente.
Per il resto i preparativi si completano abbastanza alla svelta e visto che comunque ci siamo alzati prestissimo siamo tra i primi a salire, anzi per un centinaio di metri di dislivello restiamo davvero i primi, poi verremo superati con DISINVOLTURA da scialpinisti che facevano meno fatica di noi ciaspolandi, facendoci così sentire due coglionazzi. Chissà in discesa, ci chiedevamo.
Però al momento non è la cosa più importante, quella è: dove andiamo?
Anal è convinto di una direzione (che poi si rivelerà effettivamente essere quella documentata dalle guide e dalle cartine) considerando eventualmente l’itinerario scialpinistico, dopotutto le condizioni sono esattamente quelle. In entrambi i casi occorreva andare verso Est.
Straminchia però non è convinto per un motivo molto semplice: vanno tutti a Nord-NordEst. Anche la traccia, parrebbe. Anal non è convinto che verso Est NON ci sia, la traccia, ma non insiste. Si adegua e segue gli altri, che ormai hanno superato, anche se continuerà a bofonchiare per un po’. Di certo aveva senso: NON SI VEDEVA UN CAZZO perciò tanto valeva provare. Anal si convince di stare risalendo la morena destra del ghiacciaio. Era effettivamente così. Almeno qualche soddisfazione. Alla fine anche la direzione stabilita da Anal si era rivelata quella ortodossa, confermato, tra l’altro dai francesi. Non importa molto all’atto pratico per inciso, serve solo a me a sentirmi contento di averla trovata. è qualcosa.
Da li a qualche centinaio di metri di dislivello nella nebbia, però, non avevamo la minima idea di dove cazzo fossimo. L’altitudine era 3500 abbondanti, la posizione sconosciuta. Si poteva intuire, ma quasi tutti tornavano indietro. Non avevamo riferimenti e abbiamo deciso di ritornare. Controvoglia. Subito dopo, incontriamo una guida che sale, dopo pochi metri di discesa. Per un attimo pensiamo di seguirli. Però ci ripensiamo a breve. E’ un tira e molla! Però io non mi fido. Ci fosse un po’ di gente ok, ma era troppo poca e anche le guide alpine muoiono. Ho bisogno di un minimo di indipendenza. Almeno qualche stralcio di visibilità per capire dove cazzo siamo. A momenti non vedevo straminchia a dieci metri (la cosa aveva degli aspetti positivi). Fossi più esperto ad andare nel “buio”, ok. Ma eravamo anche con le ciaspole sopra un ghiacciaio, e con le ciaspole sopra un ghiacciaio coperto di neve non c’ero mai stato, menchemeno su un ghiacciaio coperto di neve dove non si vede un cazzo. Insomma preferisco lasciar perdere l’idea balenata per un attimo vedendo la guida (per altro abbastanza sborona: me ne lamenterò per un po’ in discesa) e tornare indietro. Straminchia è abbastanza convinto pure lui, anche se ha una attitudine un po’ più lanciata (o un po’ meno prudente, dipende dai punti di vista). Certo, la possibilità che fosse successo qualche incidente sarebbe stata infinitesimale, insignificante, ma che ci fossero quei buchi sotto di noi è un dato oggettivo.
Ma poi: se fossimo saliti non avremmo visto niente di niente! E chissà dov’era l’attacco del pezzo di roccia, da fare nella nebbia, bah, strabah, straboh e straminchia.
Scendiamo.
Verso 2900 si torna a vedere qualcosa, arriviamo al rifugio, ci facciamo un risotto, altre chiacchiere con Franco e Franca, a una certa ora torniamo a casa su una bella strada con bella luce.
è stata comunque una buona esperienza.
E non aspettare l’ultimo, che magari scopri che c’è meno vita lì che a Musocco, e nell’unico posto aperto ti fanno pagare 70 centesimi a panino facendotelo pure pesare come se ti stessero facendo un favore. E faticoso per giunta.
NB
in realtà è una PDS di straminchia, però la pubblico io lo stesso.
Inizia con questo post una serie di indispensabili consigli per l’Alpinismo reale, basati su esperienza reale.
Non prendere la prima deviazione dal sentiero che sembra coincidere con la relazione (o le relazioni) ma andare un po’ avanti e verificare se ce ne sono altre simili, quindi ragionare, cercare altri riferimenti, e quindi decidere.
Gesù quanto siamo fighi.
Domenica in Grignetta c’era un solo quarto dei sottosopra, il quarto buono (straminchia).
Dopo il tentativo “invernale” straminchia e’ tornato al Campaniletto per fare la via normale nella sua interezza, dopo che la cordata Anal-Maria aveva sbagliato l’interpretazione della via buttandosi sull’ultimo tiro di quarto grado.
I primi due tiri sulla faccia nord del Campaniletto sono stati molto piu’ facili della volta scorsa perche’ la roccia si riusciva a tenere in mano: temperatura mite, roccia fredda ma non tanto da far perdere la sensibilita’ come la volta precedente.
I primi metri restano probabilmente i piu’ difficili, (gradato III+ sulle relazioni) perche’ resti un po’ all’infuori e mancano dei buoni gradini per i piedi. Straminchia tira un po’ su di braccia e arriva al primo risalto dove si ferma in sosta. In questo primo minitiro straminchia integra con un friend (#2 BD) ficcato in una buona fessura abbastanza regolare piu’ o meno all’altezza del bucone dove Luigi e Daniele si riscaldarono le mani.
Secondo tiro (o meglio, seconda parte del primo) facile, straminchia mette un solo cordino attorno ad una clessidra come integratore psicologico, poi si arriva alla cengia dove Anal ha virato a destra facendo il tiro difficile. Invece qui si deve puntare a sinistra, aggirando il pilastro secondario e portandosi alle spalle della struttura, sul versante meridionale. Ci sono due fittoni resinati posti uno accanto all’altro alla base del pilastro secondario, e straminchia si accorge che in realta’ la sosta del secondo tiro e’ proprio qui, su questa comodissima cengia al sole, anziche’ infognata all’interno del camino. Del resto e’ logico, quando si scende il punto di ancoraggio e’ sempre piu’ esposto possibile per evitare inceppamenti della corda, mentre se quando si sale c’e’ una bella cengia dove si sta comodi per far sicura, chiaramente chi ha chiodato la via mette la sosta li’ sopra.
Adesso viene la parte sconosciuta, visto che fino a sotto la cengia straminchia ci era gia’ arrivato anche se da secondo. Proprio sopra i due fittoni di sosta si vede un altro resinato, e guardando un po’ meglio ci sono dei comodi gradini che ti portano su; poi si tratta di spostarsi a sinistra, aggirando pian pian il pilastrino e qui inizia il bello. La corda inizia a fare parecchio attrito, la roccia pero’ e’ fantastica, piena di appigli: la roccia e’ secca e a volte suona un po’ fragile (e straminchia evita di passare un cordino attorno ad una clessidra che gli pare troppo esile; dopo 1 metro ne trova un’altra ben piu’ solida); il bello qua e’ che si va su facili ma l’esposizione diventa importante ! Infatti ci si sposta sul lato meridionale del Campaniletto; di fronte c’e’ il complesso della Torre e della Lancia e sotto il vuoto (insomma, un bel salto). Come sempre il trucco per non farsi impressionare e’ evitare di guardare sotto e concentrarsi sulla roccia.
L’attrito della corda e’ parecchio e diventa faticoso andare su: rimediabile se si fa sosta sulla cengia anziche’ all’interno del camino. Per cercare di limitare al massimo il peso della corda straminchia usa i rinvii con dei nuovi runner lunghi, sicuramente molto utili in queste situazioni.
Si arriva alla cima del pilastrino secondario (finora: due fittoni e una clessidra) e da qui c’e’ il famoso passaggio ‘aereo’. In pratica si riesce comodamente ad appoggiare le braccia sul pilastro principale, basta sbilanciarsi un po’ coi piedi ancora saldi su un gradino del pilastro secondario. La corda tira dietro alle spalle del pilastro quindi si e’ abbastanza sicuri di non volare troppo nel caso di una scivolata; straminchia per eccesso di sicurezza (e fifa) infila un nut in una bella fessurona, un po’ aperta verso un lato ma in caso di
caduta la direzione sarebbe stata opposta a quella da dove si sfilava facilmente.
Dopodiche’, mani sul pilastro principale, un piede lo si sposta al di la’ del salto; manca un appoggio buono, e la scarpetta va appoggiata in piatto contro una sporgenza inclinata della roccia; le mani non hanno degli appigli eccezionali, ci sono due fessure rovescie dove infilare il palmo ma in caso di scivolata verso il basso non avrebbero retto. Quindi straminchia prende una di queste prese rovescie con una mano e due dita dell’altra le infila in un buchino piu’ sopra; parecchi minuti di esitazione poi straminchia si costringe ad andare avanti.
Si allunga la gamba sbilanciandosi sul pilastro principale, il piede si sente che ha presa cosi’ come le mani, straminchia smette di pensare e si ritrova finalmente dall’altra parte; veloce, di nuovo su e con pochi passi facili su roccia buona straminchia arriva in cima.
In retrospettiva quest’ultimo tiro che era sicuramente piu’ facile di quello che ha fatto la cordata Anal-Maria ma resta assolutamente consigliato, perche’ davvero bello ed emozionante.
Giornata di oggi: LA VIA DELLA PERA
<sta diventando peggio delle placchette>
Però in effetti anche se per Luiggino era la ventisettemillesima volta, Anal non l’aveva mai fatta e siccome l’ha proposta il Gino,
Anal ha preso di buon umore la palla al balzo con buona pace di Maria (trad: cazzi suoi).
Bene, arriviamo e ci prepariamo abbastanza velocemente, quando, ha!
Sorpresa!
Sorpresa delle sorprese!
Gaudente come un pulcino di cioccolata fuori dall’uovo di pasqua anale,
ANAL SI ACCORGE DI AVER DIMENTICATO LE SCARPETTE. A CASA.
Replica:
ANAL HA DIMENTICATO LE SCARPETTE.
Per un attimo si pensa che sarebbe andata la giornata in fumo. Invece, finisce che Anal se la fa tutta da secondo con gli scarponi, quelli DI LUIGGINO perché lui aveva le scarpette sfigate da avvicinamento.
Risultato?
Andata benone.
Luiggino se l’è fatta tutta da primo quasi completamente integrando (avrà usato 4 spit in tutto, più le soste), Anal ha fatto pratica a togliere le protezioni (anche questo molto utile) e a arrampicare con gli scarponi, e se non fossero stati un numero circa più grandi del suo piede probabilmente li
avrebbe addirittura preferite alle scarpette.
Bella via, divertente, peccato che l’abbiano caricata di spit. Un tizio del soccorso alpino con cui ho parlato (ne parlo ancora in seguito) mi racconta la sua opinione sui fatti: sono le guide alpine che spittano tutte le classiche, per portarci i clienti senza tanti grattacapi. Probabilmente un po’ è vero anche questo.
Calata.
Anal ha insistito per farne una sola da sessanta metri, e in effetti a lui è bastata, scendendo obliquando un po’ a destra tra un po’ di rovi e raggiungendo in pochi passi il sentiero. Gino non è stato dello stesso parere, perché ha SFRACANATO fra i rovi,è sceso un po’ dritto e una volta slegato, mentre raggiungeva il sentiero, è scivolato per un metro, per fortuna senza conseguenze, a parte le maledizioni ad Anal che forse se le è anche un po’ meritate.
Note a margine.
Anal è riuscito a fare un paranco completo! E gli è quasi riuscito anche il paranco potenziato, quello va perfezionato. Grande soddisfazione,
forse maggiore che aver scalato la via della peretta Anale. Mo’ per le lezioni pagate.
Inoltre: usato, una volta superato lo scetticismo iniziale del gino, il mezzo barcaiolo come metodo di recupero, con prove (migliorabili) di asola e controasola per bloccare il secondo in caso di necessità (da migliorare soprattutto la controasola).
Versatile alternativa alla piastrina perché a fronte della maggiore attenzione richiesta al primo nel recupero, permette di calare il secondo in caso di problemi, non solo bloccanti, anche solo di manovre o altro, anche a corda completamente carica dal peso.
Inoltre, Anal è caduto in amore coi tricam. Sembrano versatili come dei friend, ma sono molto piu leggeri e meno ingombranti.
No, ok, quella della similitudine coi friend è una sparata grossa, ma sono davvero una protezione attiva molto facile da usare, e siccome sono anche una protezione passiva al pari dei nut, francamente mi chiedo perché si usino ancora i nut e non vengano sostituiti integralmente dai tricam, che fanno lo stesso mestiere e molto di più. Boh.
A proposito di arrampicata con gli scarponi, quando facciamo la Segantini? Ci vogliono gli scarponi perché c’è giu neve, mi ha detto uno del soccorso alpino alla
base della parete, “e si fa con gli scarponi quella”.
Questo figuro mi ha anche detto, alla vista di Luiggino che saliva con DUE serie di friend, camelot e nut che ha richiesto spiegazioni di Anal,
“menomale che c’è ancora gente come voi che vuole fare Alpinismo”.
Anal gli ha risposto. “Grazie”.
E finalmente anche Maria arrivo’ in vetta al Magnaghi Meridionale, completando cosi’ l’iniziazione del restante 1/4 dei Sottosopra al verbo della Grignetta.
Altre foto le trovate qui:
Torrione Magnaghi su flickr
Il resto del racconto lo rimando al mio ritorno in terra italica, o quando Maria imparera’ a postare sul blog.