India, ORISSA, ingoiato per migliorare

In India, si sa, può accadere di tutto.
Un popolo meraviglioso, cordiale e generoso; ma anche qui possono esserci dei fanatici.
Ecco che, lo scorso Natale, nella sola provincia di Khandamal in Orissa, sorgono delle contestazioni in piazza contro quei cristiani che vogliono convertire gli induisti (?), con sciopero, serrata e blocco delle strade con gli alberi…
Nessun pericolo oggettivo, nessuna violenza, non avrebbero mai fatto nulla a dei visitatori stranieri, ma meglio fermarsi a riposare…
Così passiamo 25 e 26 nel nostro spartano alberghetto, quasi senza uscirne, in camere senza finestre, coccolati da amici indiani che ci riempiono di squisito cibo, mentre faccio indigestione di televisione hindi…!
Poi finalmente comincia il nostro giro verso il sud dell’Orissa, lo Stato considerato fra i più poveri dell’India, sicuramente il più “etnico” poiché vi sono numerose etnie che vivono ancora in quello stato che chiamiamo “tribale” (dove si vive di sola agricoltura e pastorizia), al punto che il governo centrale non ama si diffondano all’estero loro immagini, perché danno un’immagine troppo primitiva della nuova India supertecnologica.
Ecco perché, si dice, questi gruppi siano destinati a scomparire presto, ingoiati dal progresso e dalla “civilizzazione”, perdendo le loro antiche tradizioni, costumi e armonie, ma, forse, migliorando così la “qualità della vita”……. ?
Siamo in 3 e giriamo con la jeep e il nostro autista, quindi in assoluta libertà e, visto anche l’inizio, modificando l’itinerario di massima concordato.
I momenti dove meglio ammirare la bellezza di questi popoli sono ovviamente i mercati, autentica esplosione di colori, sguardi e vivaci trattative. Sono per noi magnetici, non vorrei mai venirne via, anche perché incantato dalla grazia femminile…
Le donne, avvolte nei loro sgargianti e coloratissimi sari, sono meravigliose, leggiadre, anche quando trasportano sul capo enormi pesi si muovono con classe ed eleganza sublime.
A seconda dell’etnia, cambia l’acconciatura (lisci, tirati all’indietro, coperti da fasce di perline, bloccati da mille pettini, rasati a zero o dolcemente arrotolati a destra), gli ornamenti (grossi anelli di alluminio al collo, collane di vecchie monete, piccole o lunghissime collane di perline colorate, tali da coprire l’intero corpo), e i pendagli (piccoli e grandi orecchini, anelli e monili alle orecchie e soprattutto al naso), sempre con decine di braccialetti colorati.
Anche qui… sono le Donne a trascinare la vita della comunità, accollandosi, oltre al ruolo di madre e regina della casa, gran parte delle attività dei mercati e tantissimi lavori pesanti.
Le abbiamo viste trasportare sulla testa fasce di legna lunghe anche 5 metri, pile di pentole e grandi vasi in terracotta (oltre che merci e ortaggi per i mercati), spaccare incessantemente pietre col martello, e riempire dei loro colori ogni tipo di cantiere, dove, coordinate e aiutate da alcuni uomini, spostano sassi, mattoni, costruiscono, muovono la terra, sopportano ogni fatica…
Di massima, agli uomini spettano i lavori più pesanti nei campi, la pesca, la pastorizia.
Un bosco fatato, magicamente perforato dai primi raggi solari, ci augura il buon anno. Fra camion e furgoni gremiti all’inverosimile, cittadine caotiche e polverose, una spettacolare alba sull’Oceano Indiano, con i pescatori sui riflessi dorati, ci riporta verso nord.
Ecco la struggente atmosfera dell’antico tempio di Konark: sembra spostarsi sulle grandi ruote, muoversi coi suoi leoni ed elefanti, parlarci con le sue figure umane sinuose e delicate, tutte incredibilmente scolpite nella pietra.
Nella città santa di Puri avvertiamo la fortissima spiritualità del popolo indiano, e visitiamo l’interessante villaggio dei pescatori, che ci colpisce anche per le abitudini dei suoi abitanti…
Dopo un’imprevedibile intervista alla televisione locale… si torna al grande contrasto: nei 2 giorni passati a Delhi scopriamo la “Shining India”… le periferie si stanno riempiendo di grattacieli e cittadelle direzionali, uno dopo l’altro mirabolanti centri commerciali, lusso sfrenato, scintillanti luci natalizie (?), simbolo dell’inarrestabile crescita economica e demografica del Paese.
Il problema è che presto non avranno acqua ed energia sufficiente per sostenerla…..
Tutto così lontano dall’Orissa…
Per noi resteranno indelebili i momenti vissuti soggiornando nei villaggi rurali del sud.
Il risveglio del mattino, con la processione di donne bellissime che, in mezzo a ciurme di bambini giocosi, chiacchierando si affannano a tirar su l’acqua dal pozzo e si allontanano elegantemente impilando i catini colmi sulla testa.
Nei laghetti e nei fiumi il rito del bucato e del lavarsi, nella natura.
Nelle piazzette lo scorrere semplice e sereno della vita di campagna.
Il granaio in cui abbiamo dormito (vicino ai topi), dove per farci posto è bastato spostare patate riso e cipolle.
Quella serata fu magica, gruppetti di famiglie si radunano nelle stradine, chinati davanti alle case, attorno a un piccolo fuocherello; ci invitano porgendoci una piccola panca, ci offrono il tè, il loro fumo, le patate dolci e un bastone di canna da zucchero da morsicare. Ascoltiamo il loro affascinante linguaggio, che sembra provenire da un altro pianeta, scherzando riusciamo a farci capire e a ridere tutti insieme…
Un piccolo angolo di India che forse non ci sarà
er murena

1 Risposta a “India, ORISSA, ingoiato per migliorare”


  1. 1 sottosopramaria Dicembre 8, 2008 alle 11:59 am

    viaggio di natale 2007. ciau. murena/maria


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