Maria torna al Moregallo per la Cresta OSA; Anal ripete la cresta OSA senza istruttori (ma con Maria, molto meglio, il che è tutto dire).
Versione sintetica:
ABBIAMO FATTO TARDI MA E’ STATO MOLTO BELLO.
Versione completa (beh, quasi).
Notte al rifugio Porta con cena discreta e partita a carte. I rifugisti sembrano straniti quando gli chiedo se si può soltanto pernottare, e mangiare i cibi portati da sé (e cucinati fuori). Sarebbe un’eccellente soluzione per i mesi d’autunno e primaverili finché non avremo un equipaggiamento da spedizione extraeuropea per pernottare ai resinelli). La domanda doveva essere retorica (è un rifugio CAI…), invece…
E’ risultato tristemente evidente non solo che è più un posto da non-camminatori (ci si arriva in tre minuti a piedi dal parcheggio) ma soprattutto il fatto che i gestori, peraltro simpatici (un ragazzo romano e una ragazza di Rimini) non conoscono il regolamento C.A.I., da cui riporto un estratto (per il regolamento completo si veda http://rifugi.cai.it/strutture/regolamento):
art 17) Prezzi.
Nei rifugi del Club Alpino non esiste obbligo di consumazione.
[...]
Esclusivamente i non Soci che consumano, anche parzialmente, viveri propri, restano soggetti al pagamento di un corrispettivo, fissato dal tariffario (), per l’uso del posto a tavola all’interno del rifugio, quale contributo per il servizio di riassetto e smaltimento rifiuti.
Oltretutto non conoscono neanche i prezzi per il solo pernottamento, perché al telefono mi dicono “mah, dieci euro” mentre nel tariffario non è una quota contemplata: o sono 8,50 o sono 10,50, dipende dalla categoria.
La cosa che mi lascia più stranito è che non ci sia NESSUNO che passi la notte li portandosi da mangiare, per trovarsi il giorno dopo all’attacco dei sentieri invece che all’attacco del traffico e della strada.
MAH!
Saremo i primi noi. Gli porto una copia del regolamento firmata dal presidente del CAI.
Tornando alla pratica. L’ambizione del week end è fare contenti tutti: para-alpinisti e fidanzate: ci sono anche le bambole. Ingenuamente crediamo che si possa svegliarsi con calma, fare tutto con calma, salire noi per la via le ragazze per sentiero, trovarsi in vetta, scendere insieme.
Invece
siamo lenti a svegliarsi (ore 8 )
siamo lenti a prepararci
siamo lenti a trovare parcheggio a Valmadrera
siamo lenti a camminare per l’avvicinamento
siamo lenti a preparare tutto
siamo lenti a salire
siamo lenti a fare le manovre
perciò
abbiamo fatto la cresta “nuda e cruda” ma senza i metri finali (paretina e ponte sospeso), ottimo motivo per ripeterla.
Però anche se mi sono mancati, è stato davvero molto bello, pezzi belli esposti, arrampicata divertente, soste da attrezzare (cercare i posti, verificarli, pensare) e protezioni da mettere.
Sensazioni personali (sono sicuro che Maria metterà presto le proprie nei commenti): ho avuto un attimo di paura solo all’inizio, su un pezzetto esposto e un po’ fisico. Poi è passata ed è rimasto il divertimento, il piacere della scalata, della “sconfitta dell’esposizione” (che, cacchio, è davvero emozionante e finché non ci sei abituato complica le cose! Poi basta pensare “è sufficiente guardare in alto…” che le paure ingiustificate (tanto, i passi da fare sono uguali identici a prescindere da cosa hai sotto) si sciolgono. Anzi, si sciolgano.
Un signore che arrampica in solitaria vede che siamo lenti e dopo un po’ lo vediamo ripassare: è tornato a vedere a che punto eravamo ripetendo tutta la via. Siamo stati doppiati peggio che a mario kart.
Nota: il meteo è importante e arrampicare a 1500 con lo zero termico a 1500 e arrampicare a 1000 con lo zero termico a 3000 fa la differenza. Enorme. HO LE PROVE
Le foto arrivano quando le manda maria.
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