Gran Paradiso con le ciaspole

Va beh, è una sera talmente sfigata che posso addirittura fare questo mestieraccio controvoglia. Regalatemi un monitor che non bruci gli occhi dopo otto secondi e vi scrivo tutto io.

Comunque,

Straminchia e Anal partono alla volta del Vittorio Emanuele secondo, tirano in maniera significativa anche se non da skyrunning e totalizzano un buon tempo, due ore per quasi 800 metri di dislivello, che di per se non è niente di notevole, anzi, ma con gli zaini pesanti (c’era anche il cibo per due giorni e il materiale per cucinarli, oltre a tutto il resto) e la neve molle diventa un traguardo accettabile.

La cosa ci ha permesso di fare la strada in macchina con calma e tuttavia di avere il tempo di pensare al giorno seguente. Lettura delle relazioni, delle cartine, traccia dell’itinerario. Straminchia si accorge dell’utilità di fare lo schizzo di rotta (non lo riconoscerà mai, ma è così), anal denota ancora una volta di quanto sia impedito a farlo, ma la perseveranza aiuta e prima o poi scriverò un libro sulla biologia marina, statene certi.

Andiamo fuori a provare i primi metri di schizzo di rotta e vedere l’avvicinamento al ghiacciaio, salvo che non si vede quasi niente dai 2900 in su (il rifugio è circa a 2700) quindi la pratica della bussola ne risente, eppure riusciamo a cavarne qualcosa. Il giorno dopo il meteo avrebbe dovuto essere favorevole, invece sarebbe stato addirittura peggio.

Per inciso, in due giorni il gran paradiso non l’abbiamo neanche visto.

Alla fine di tutto, al parcheggio, vedremo una imponente e elegante montagna acuminata sorgere limpida e estetica verso est. Stiamo già iniziando a ribollire di rabbia e a ucciderci a vicenda, quando Anal pensa di salvarsi la vita controllando sulla cartina. E per fortuna non era il Gran Paradiso, era la becca di Monciair, 3544mt, che il libro del CAI TCI descrive copiosamente, tra l’altro sottolineandone la bellezza da Pont, dove ci trovavamo.

Ci sono diversi itinerari per raggiungerla e ad Anal ispira parecchio, in primis perché deve essere una delle ennemila vette e ennemila vie misconosciute e misconsiderate per motivi più storici ed editoriali che non di vera bellezza.

Sto divagando.

Dopo aver chiacchierato con una coppia di simpatici francesi, rinominati Franco e Franca (tra parentesi: la erano quasi tutti francesi. Senza esagerare. La gente la salutavo di default con “bonjour”, e ci beccavo. Abbiamo sentito solo qualche voce in italiano, ed era di notte, ed erano bestemmie. Non di anal per una volta. Certo che a far casino son sempre gli italiani, che figuremmerd’).

…dopo aver chiacchierato, prepariamo gli zaini e il necessario per la colazione. Anal si meraviglia di quanto riesca ad essere ordinato.

ho fatto un ripasso di nodi (in particolare il cordino da ghiaccio e il suo utilizzo) a straminchia, la sera prima di partire, altra cosa che mi ha rigonfiato di soddisfazione.

Soprattutto perché è stata un’occasione per prenderlo per il culo.

La colazione porta via un sacco di tempo, soprattutto per la scoperta pratica fatta in quei giorni: a 2700mt l’acqua impiega un casino a bollire. Avremmo dovuto fare il the bollente la sera prima, caricare il thermos di straminchia, visto che ce lo eravamo portati, e ritrovarcelo ancora accettabilmente caldo e soprattutto già pronto la mattina seguente.

Per il resto i preparativi si completano abbastanza alla svelta e visto che comunque ci siamo alzati prestissimo siamo tra i primi a salire, anzi per un centinaio di metri di dislivello restiamo davvero i primi, poi verremo superati con DISINVOLTURA da scialpinisti che facevano meno fatica di noi ciaspolandi, facendoci così sentire due coglionazzi. Chissà in discesa, ci chiedevamo.

Però al momento non è la cosa più importante, quella è: dove andiamo?

Anal è convinto di una direzione (che poi si rivelerà effettivamente essere quella documentata dalle guide e dalle cartine) considerando eventualmente l’itinerario scialpinistico, dopotutto le condizioni sono esattamente quelle. In entrambi i casi occorreva andare verso Est.

Straminchia però non è convinto per un motivo molto semplice: vanno tutti a Nord-NordEst. Anche la traccia, parrebbe. Anal non è convinto che verso Est NON ci sia, la traccia, ma non insiste. Si adegua e segue gli altri, che ormai hanno superato, anche se continuerà a bofonchiare per un po’. Di certo aveva senso: NON SI VEDEVA UN CAZZO perciò tanto valeva provare. Anal si convince di stare risalendo la morena destra del ghiacciaio. Era effettivamente così. Almeno qualche soddisfazione. Alla fine anche la direzione stabilita da Anal si era rivelata quella ortodossa, confermato, tra l’altro dai francesi. Non importa molto all’atto pratico per inciso, serve solo a me a sentirmi contento di averla trovata. è qualcosa.

Da li a qualche centinaio di metri di dislivello nella nebbia, però, non avevamo la minima idea di dove cazzo fossimo. L’altitudine era 3500 abbondanti, la posizione sconosciuta. Si poteva intuire, ma quasi tutti tornavano indietro. Non avevamo riferimenti e abbiamo deciso di ritornare. Controvoglia. Subito dopo, incontriamo una guida che sale, dopo pochi metri di discesa. Per un attimo pensiamo di seguirli. Però ci ripensiamo a breve. E’ un tira e molla! Però io non mi fido. Ci fosse un po’ di gente ok, ma era troppo poca e anche le guide alpine muoiono. Ho bisogno di un minimo di indipendenza. Almeno qualche stralcio di visibilità per capire dove cazzo siamo. A momenti non vedevo straminchia a dieci metri (la cosa aveva degli aspetti positivi). Fossi più esperto ad andare nel “buio”, ok. Ma eravamo anche con le ciaspole sopra un ghiacciaio, e con le ciaspole sopra un ghiacciaio coperto di neve non c’ero mai stato, menchemeno su un ghiacciaio coperto di neve dove non si vede un cazzo. Insomma preferisco lasciar perdere l’idea balenata per un attimo vedendo la guida (per altro abbastanza sborona: me ne lamenterò per un po’ in discesa) e tornare indietro. Straminchia è abbastanza convinto pure lui, anche se ha una attitudine un po’ più lanciata (o un po’ meno prudente, dipende dai punti di vista). Certo, la possibilità che fosse successo qualche incidente sarebbe stata infinitesimale, insignificante, ma che ci fossero quei buchi sotto di noi è un dato oggettivo.

Ma poi: se fossimo saliti non avremmo visto niente di niente! E chissà dov’era l’attacco del pezzo di roccia, da fare nella nebbia, bah, strabah, straboh e straminchia.

Scendiamo.

Verso 2900 si torna a vedere qualcosa, arriviamo al rifugio, ci facciamo un risotto, altre chiacchiere con Franco e Franca, a una certa ora torniamo a casa su una bella strada con bella luce.

è stata comunque una buona esperienza.

1 Risposta a “Gran Paradiso con le ciaspole”


  1. 1 aadm Maggio 31, 2007 alle 10:32 pm

    Ho (finalmente) messo le mie foto su flickr ! Le trovate all’indirizzo http://www.flickr.com/photos/aadm/sets/72157600293768050/


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