Sabato 14 aprile 2007. Si decide in macchina di andare in Grignetta e trovare qualche via fattibile dalle parti del rifugio Rosalba.
Partenza da Piani Resinelli, seguiamo il sentiero della Direttissima fino al gruppo del Campaniletto-Lancia-Fungo (sentiero n.8, EE) e poi al bivio che s’incontra poco dopo prendiamo il sentiero Giorgio (8A, EE) che corre piu’ in basso e con vari saliscendi attrezzati porta infine al rifugio. La camminata e’ come sempre divertente e abbastanza impegnativa; arriviamo abbastanza velocemente al rifugio Rosalba, facciamo un veloce spuntino con mela, barretta di cereali e acqua e nel frattempo consultiamo la relazione e gli schizzi con le vie: decidiamo di fare lo spigolo della Crocetta, una via che corre lungo lo spigolo NW del Torrione Cecilia, 3 tiri per un totale di 60m, difficolta’ massima IV-.
Individuati e chiamati per nome i vari torrioni che si vedono dalla balconata del rifugio, ci incamminiamo verso il canalino che delimita verso ovest il torrione Cecilia. Dovremmo proseguire nel canalino fino ad un bollo rosso in corrispondenza del quale si stacca verso destra una “cengetta erbosa”, poco prima della forcella che segna la fine del canalino. Putroppo pero’ il bollo rosso non si vede, probabilmente sepolto sotto la neve che riempie il fondo del canale. La cengia pero’ e’ abbastanza riconoscibile, per cui la prendiamo e con molta circospezione arriviamo su uno spiazzo piu’ ampio in cui si vedono dei fittoni resinati; una via corre dritta davanti a noi, andando su per una fessura, l’altra invece va sulla sinistra.
Riprendo in mano la relazione e mi convinco (e convinco Luiggino) che la via da prendere e’ quella che s’infila nella fessura; sembra la direzione piu’ logica per poi andare a finire sullo spigolo nord-ovest.
Qui all’ombra fa freddo e allora sopra la magliettina m’infilo la mia giacca arancione; non siamo sicuri di dove ci portera’ la calata quindi siamo costretti ad arrampicare con zaino in spalla. Infilo gli scarponi dentro, chiudo il cappello superiore dello zaino all’interno della sacca principale (secondo il metodo che mi fece vedere uno degli istruttori al corso di alpinismo l’anno scorso, per evitare di avere fastidio dietro la nuca), mi metto agli anelli portamateriale i rinvii e i miei friends giusto per sicurezza — anche se la via dovrebbe essere interamente attrezzata con resinati.
Vado da primo, e le difficolta’ si incontrano subito: ci sono due massoni leggermente strapiombanti che supero con qualche difficolta’ e ben poca grazia; la roccia e’ fredda e temo di perdere presto sensibilita’ come successe tre settimane fa al Campaniletto. Mi costringo a muovermi con piu’ velocita’, all’interno del camino l’arrampicata si fa piu’ facile ma e’ abbastanza stretto, e lo zaino dietro non mi aiuta certo. Pensiero laterale: come fara’ Luiggino che e’ largo una volta e mezza straminchia e in piu’ ha anche i bastoncini che sbucano fuori dallo zaino ? Ficco un friend piccolo in un buchetto tanto per beneficio psicologico e poi finalmente arrivo sullo spigolo vero e proprio; l’arrampicata si fa piu’ facile, la via e’ sempre abbastanza ben visibile grazie al luccichio dei fittoni che corrono sopra di me; ho un momento di stasi quando voglio mettere un dado o un friend perche’ vedo che l’ultimo fittone e’ parecchio sotto e ho ancora da fare due metri prima di raggiungere l’altro. Non sono pero’ ben appoggiato e comodo sulle gambe, mi sto reggendo a forza di braccia, in questo punto la paretina e’ abbastanza dritta; non riesco a trovare nulla per integrare e allora mi costringo ad andare oltre che tanto ce la faccio, basta non pensare ai metri di volo; vai su, vai spedito e vai fiducioso. Mi costa uno sforzo psicologico ma ce la faccio, arrivo all’altro fittone e mi rilasso finalmente.
Arriva adesso uno di quei momenti che rendono uniche e preziose le esperienze in montagna: sto arrampicando gli ultimi metri prima della sosta che sono sicuro e’ poco su, al di la’ di questa balconcino; sono uscito dall’ombra e dalle difficolta’ e arrampico facile su questo spigolo, mentre il sole mi riscalda e mi mette il sorriso.
Faccio uno sforzo boia per tirarmi su le due mezze che pesano un quintale, scavalco il balconcino e finalmente trovo una sosta eccezionale e panoramica; piazzola erbosa, due fittoni resinati con catena, posso appendere lo zaino ad un moschettone e mi godo la visione di altri alpinisti che stanno arrampicando piu’ in basso, sul torrione del Cinquantenario.
Attrezzo la piastrina per recuperare Luiggino, e spero che non si incastri in qualche strettoia con quello zainone da cui sbucano fuori i bastoncini; per fortuna dopo qualche gastema lo vedo poi arrivare su. Non lo vedo molto contento, ma comunque si prepara per fare il secondo tiro; dovrebbe essere piu’ facile, gli faccio sicura mentre va su spedito; lo sento esitare solo in punto, ma dopo pochi metri (10-15) arriva in cima al Torrione e si appresta a recuperarmi. Dopo pochi metri facili arrivo al punto dove il mio compare ha esitato: si tratta di un salto tra un massone ed un’altro; Luiggino mi dice di essersi calato giu’ fino a raggiungere il punto di massima vicinanza tra le due paretine, io con la sicurezza della corda dall’alto faccio un passo lungo e sono dall’altra parte; qui sopra manca un fittone vicino e Luiggino ci ha messo un bel cordino attorno ad una clessidra.
Smantello la protezione e continuo fino a raggiungerlo in sosta. Qui Luiggino mi fa vedere una cosa incredibile: un fittone resinato completamente divelto dalla roccia; sembra impossibile integrare la sosta piazzando un’altra protezione, questo sperone terminale e’ abbastanza indebolito, si notano numerose fratturine e quindi bisogna fidarsi di quell’unico punto di sicurezza.
Da qui si vede il viottolo che porta al punto di calata sulla parete Nord; in pratica ci si cala lungo la via Normale, ma per essere sicuri ne chiediamo conferma ad un gruppetto di arrampicatori che si sta apprestando alla discesa in doppia.
Mi resta un unico dubbio: ma non dovevano essere tre tiri ? Il primo di 30m, poi due da 15m ciascuno ? Ho il sospetto di aver saltato la sosta intermedia e di aver fatto due tiri insieme, perche’ l’ultimo tiro, quello che ha condotto Luiggino, era certamente di 15m al massimo e non c’erano comunque altre soste visibili, mentre il mio tiro iniziale mi e’ parso abbastanza lungo.
Comunque ci pensero’ dopo; adesso arriva la parte che piu’ mi mette apprensione, mentre Luiggino se la beve come se niente fosse — la calata in doppia. Riesco anche a fare un po’ di casino una volta arrivato giu’ ma per fortuna il mio compare risolve tutto. Abbiamo perso parecchio tempo solo per queste manovre quindi ci mettiamo in cammino perche’ abbiamo da fare tutto il sentiero attrezzato fino a Piani Resinelli; il nostro passo e’ lento e arriviamo col buio in paese.
Le fotografie:



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